Via Etnea, vietato andare in bici: il simbolo di un comune allo sbando

Nella città dell'illegalità è vietato pedalare. Chiunque transiti con la propria bicicletta per la strada principale del centro storico di Catania – via Etnea – stando ai segnali collocati dal comune rischia una multa salata.

Di scempiaggini a Catania se ne vedono tante ogni giorno, ma forse questa supera il colmo. Il sindaco non permette di utilizzare la bici, il mezzo più ecologico che ci sia, per spostarsi attraverso le aree pedonali più vaste della città. Non si capisce perché.
Tra le risposte papabili c'è sicuramente la noncuranza e il menefreghismo dell'amministrazione comunale, che forse non sa nemmeno cosa sia una bicicletta.
Ripercorriamo però i fatti per cercare di fornire una spiegazione più o meno razionale a questo divieto assurdo.

Gli “imputati” per il comune potrebbero essere due: l'Etna con la sua cenere vulcanica e i fedeli di sant'Agata con la loro cera.
Infatti, in seguito alla festa della patrona, poiché sarebbe una grossa responsabilità far percorrere le strade ricoperte di cera da parte dei mezzi a due ruote e visto che l'amministrazione comunale non ha i soldi per ripristinare celermente la viabilità, il sindaco decide che è più normale chiudere le strade a questi mezzi, a tempo indefinito.
La festa di sant'Agata cade di febbraio, è passato quasi un anno e probabilmente della cera non ve n'è più traccia. Non per merito del comune che ha ripulito le strade, ma per semplice e pura inerzia, perché dopo 9 mesi qualsiasi cosa lasciata sulla carreggiata finisce per disperdersi con il passaggio delle auto. Eppure molte strade al di sopra di viale 20 settembre (comprese via Etnea e la parallela via Caronda) sono ancora chiuse al traffico di biciclette, moto e motorini a causa dell'ordinanza, ancora in vigore ma che non ha più senso.
Il comune l'ha dimenticato o forse non se ne cura perché tanto i catanesi non rispettano la segnaletica? La strafottenza del sindaco e della sua giunta nei confronti della città viene riconfermata più e più volte, soprattutto da questi atteggiamenti.
Stessa cosa accade per la cenere vulcanica che si deposita sulla città ad ogni eruzione (o quasi) dell'Etna. Stessa storia: il comune non fa assolutamente niente per pulire le strade in maniera adeguata, per precauzione emana un'ordinanza che vieta la circolazione dei mezzi a due ruote su tutto il territorio cittadino e così se ne lava le mani. Ad essere rigidi, anche se la cenere si è depositata col tempo ai lati delle strade o è scivolata all'interno dei tombini (otturandoli) “grazie” alla pioggia, l'ordinanza rimane pienamente valida. Chi dovesse aver seguito le regole alla lettera, ha la moto in garage almeno da sei mesi.

Adesso però il dispetto è palese: da qualche tempo sono apparsi in prossimità degli incroci principali di via Etnea (piazza Duomo, piazza Università, Quattro Canti, piazza Stesicoro e via Umberto) dei simpatici cartelli di divieto di transito, con pannello integrativo che lo impone soltanto, udite udite, a cicli e motocicli. Eppure in via Etnea, o almeno nella parte pianeggiante che è piacevole percorrere in bici, non c'è traccia né di cenere ne di cera. Qual è allora la spiegazione di tutto ciò? Un pericolo per i passanti? Sicuramente no, visto che i mezzi a quattro ruote possono sfrecciare liberamente, soprattutto quelli delle forze dell'Ordine e le più classiche “auto blu” che nonostante l'ordinanza ne permetta il passaggio solo in casi di emergenza, con lampeggianti e sirene accesi, sfilano a raso e a velocità a fianco dei pedoni. Invece di favorire l'uso della bicicletta, di adeguare la città a questi mezzi costruendo seriamente delle piste ciclabili degne di questo nome, il sindaco ne vieta il passaggio. Sembra proprio che Stancanelli voglia dire: “usiamo l'auto, creiamo ingorghi di traffico e rendiamo l'aria più inquinata”. Ai posteri l'ardua sentenza.

Fabrizio Oliveri
Venerdì 09 Dicembre 2011

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